Mese della consapevolezza sull’endometriosi, la comunicazione in Consiglio comunale di Luca Santarelli (Gruppo misto – Noi Moderati)

Questa la comunicazione nel Consiglio comunale di oggi di Luca Santarelli (Gruppo misto – Noi Moderati)

“Marzo è il mese della consapevolezza sull’endometriosi e dal 2014 il 28 marzo è stata istituita la giornata mondiale dell’endometriosi.

L’endometriosi, che colpisce 1 donna su 10 (ovvero più dell’asma o del diabete), rappresenta la prima causa di dolore pelvico cronico in donne in età fertile (in Italia ne sono affette circa 3 milioni) ed è ormai riconosciuta essere una patologia infiammatoria cronica che coinvolge il corpo intero. Recenti studi scientifici hanno dimostrato che le donne affette da endometriosi presentano cambiamenti addirittura nella morfologia del cervello. 

Eppure, ancora oggi per quelle condizioni che colpiscono solo le donne, abbiamo una grave mancanza di ricerca e una grave mancanza di finanziamenti. 

Basti pensare che in Europa solo circa il 2.5% dei bilanci per finanziare l’assistenza sanitaria e l’innovazione in ambito medico, va alla totalità della salute ginecologica. Quindi il 2.5% deve coprire la ricerca sul cancro al seno, la menopausa, il cancro alla cervice, l’endometriosi e via dicendo…

Il dolore associato a questa patologia rientra tra i 20 peggiori dolori fisici che si possano provare (al pari di un osso rotto, di un infarto o del parto). Moltissime donne sopportano dei dolori al limite dell’intollerabile perché, ancora, si pensa che sia normale e questo probabilmente è legato a dei bias culturali che ti portano a credere che per tutte sia così.

La complessità clinico-terapeutica dell’endometriosi non riguarda solo il trattamento dei suoi effetti sul sistema organico-corporeo, ma si riflette anche sulla componente psichica, sulle ricadute nella vita privata, economica e lavorativa di chi ne è affetto. In Italia la spesa sociale per l’endometriosi complessivamente ammonta a 6 miliardi, di cui 33 milioni per giornate lavorative perse, 126 milioni per le cure farmacologiche e 54 milioni per il trattamento chirurgico (spesa che troppo spesso ancora è a totale carico delle pazienti perché, sebbene inserita nei LEA, di fatto esclude dalla compartecipazione nella spesa gli stadi iniziali e le indagini precoci che permetterebbero di accorciare i tempi della diagnosi che sono ad oggi troppo lunghi).

Le evidenze scientifiche dimostrano che è ormai indifferibile una presa di coscienza professionale, sociale e politica”. 

 

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