Piano del Verde e degli Spazi Aperti, Galgani: “Contrasto agli effetti del cambiamento climatico con interventi concreti"

La vicesindaca al Consiglio comunale: “Il primo piano di adattamento e mitigazione per migliorare la qualità della vita in città”

E’ stato presentato oggi al Consiglio comunale il Piano del Verde e degli Spazi Aperti. Ad illustrare la delibera approvata in giunta a fine gennaio (qui tutti i dettagli https://www.comune.fi.it/comunicati-stampa/firenze-scommette-sul-green-e-sfida-i-cambiamenti-climatici-ok-giunta-al-grande ) è stata la vicesindaca e assessora all’Ambiente Paola Galgani con un discorso che ha messo in evidenza come la nostra città punti ad essere fra le prime d’Italia ad impostare strategie congiunte con le quali Firenze punta a diventare sempre più green per adattarsi ai cambiamenti climatici e mitigarne gli effetti. 

 

Qui di seguito il discorso della vicesindaca al Consiglio Comunale. 

“Oggi è un giorno importante: il Consiglio è chiamato ad approvare un Piano, che è il primo di questo tipo per la nostra città e uno dei primi in Italia. Firenze, insieme ad altre città europee come Parigi, si trova ancora una volta a fare da apripista su tanti temi e in particolare sulle politiche ambientali in relazione allo sviluppo delle città. 

Lo abbiamo fatto già nel 2010, schierandoci in prima linea aderendo al “Patto dei Sindaci” per il raggiungimento dell’obiettivo di diminuzione di emissioni di CO2. E ancora nel 2015 quando la commissione Europea ha lanciato il Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia che unisce sotto un’unica egida le iniziative per affrontare in maniera integrata le sfide della mitigazione e adattamento al cambiamento climatico e dell’energia sostenibile a cui il Comune di Firenze ha aderito nel 2017, rinnovando il suo impegno verso la transizione ecologica giusta.  

Lo abbiamo fatto nella scorsa consiliatura, costruendo il Piano di Azione per l’energia sostenibile ed il clima che si articola in tre pilastri: il piano delle azioni di mitigazione, il piano delle azioni di adattamento e il piano per il contrasto alla povertà energetica.

Ed è proprio in questo percorso di indirizzi, scelte e azioni tangibili che si colloca Il Piano Del Verde e degli Spazi Aperti che discutiamo oggi, col quale il Comune di Firenze è nuovamente in prima linea nel promuovere azioni per contrastare la crisi climatica che stiamo vivendo.

Gli ecosistemi urbani rappresentano il 22% della superficie terrestre dell’Unione europea ed è qui che vive la maggioranza dei cittadini. Per questo la Strategia europea per la biodiversità al 2030 invita le città con più di 20.000 abitanti a dotarsi di un Piano del Verde Urbano. Già la Legge 10 del 2013 e la successiva Strategia nazionale per il verde urbano, individuano nel Piano del Verde Urbano lo strumento sovraordinato che oltre a disegnare una visione strategica dell’assetto naturale, agro selvicolturale, urbano e periurbano della città, definisce i principi e i criteri di indirizzo a cui i singoli Piani devono tendere. 

Purtroppo, ad oggi nessuno di questi atti pone un obbligo di adozione di questo strumento ma solo una possibilità, a riprova della difficoltà di fare scelte politiche conseguenti e cogenti, nonostante le evidenze scientifiche e i reali effetti prodotti dal nostro sistema di sviluppo, alcuni dei quali irreversibili come l’aumento della temperatura globale di 1,5 gradi.

La scelta che abbiamo fatto e facciamo oggi, di predisporre e approvare il Piano, è prima di tutto una scelta politica e un’assunzione di responsabilità da parte del decisore pubblico ma anche di coinvolgimento di cittadini, associazioni, imprese, professionisti per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità, vivibilità, giustizia e benessere della città e della comunità. 

Una scelta che a nostro avviso non è più rimandabile: 

Lo sviluppo economico degli ultimi 150 anni, dalla prima rivoluzione industriale in poi, ha prodotto grandi benefici ma anche profonde, e in taluni casi irreversibili, alterazioni del sistema fisico-biologico del pianeta. La ricerca scientifica, da anni e per troppo tempo inascoltata, indica l’urgenza di una trasformazione radicale degli assetti economici, industriali e sociali per scongiurare il pericolo che i cambiamenti climatici in corso e la riduzione della biodiversità compromettano definitivamente la possibilità di vita sul pianeta.

In particolare, della vita animale, di cui, anche se spesso ce ne dimentichiamo, facciamo parte anche noi pur essendo una porzione infinitesimale del complesso degli esseri viventi sulla terra. 

Se scomparissero tutte le piante dal pianeta, in un arco di tempo di circa 5/6 mesi non ci sarebbe più cibo e in qualche centinaio di anni la terra raggiungerebbe una temperatura tale da farla assomigliare a pianeti come Venere o Marte in cui sappiamo, nonostante il multimiliardario Elon Musk tenti di convincerci del contrario, che non esiste alcuna forma di vita.

La dimensione globale della crisi climatica che stiamo vivendo come pianeta terra e specie umana, ci potrebbe portare a collegare con fatica le sfide da essa aperte ad una dimensione come quella cittadina, per sua natura ristretta e limitata nello spazio.

Eppure, sono proprio le Pubblica Amministrazioni in tutte le loro declinazioni ed in particolare i Comuni e le Città Metropolitane, per la loro dimensione di massima prossimità e vicinanza, ad essere primariamente chiamate in causa quando gli effetti di questi cambiamenti, purtroppo sempre più nefasti, colpiscono i cittadini e le cittadine. 

Lo vediamo ormai quasi quotidianamente: eventi meteorologici estremi, ondate di calore, siccità invernale ed estiva, aumento delle precipitazioni intense e improvvise, sono soltanto alcuni dei fenomeni che ci troviamo ad affrontare, causati dalla tropicalizzazione del clima che, come sappiamo, colpisce prima di tutto proprio le nostre città e su cui cittadini e cittadine chiedono proprio a noi risposte.

Negli ecosistemi urbani vivono infatti 4/5 dei cittadini, che per le loro attività richiedono 2/3 dell’energia globale, producendo l’80% delle emissioni di gas serra. Le città sono dunque più esposte all’inquinamento e al rischio alluvioni e isole di calore urbane. 

La risposta delle città alle sfide che stiamo vivendo diventa cruciale e strategica. Se è vero che non esistono soluzioni semplici ed immediate ad un problema complesso e multifattoriale come quello del cambiamento climatico, è vero anche che un approccio sistemico e intraprendente delle città può portare a mitigare e contrastare gli effetti di questo cambiamento, tenendo insieme il benessere delle persone con quello del pianeta, applicando l’approccio “one health” che riconosce il nesso intrinseco tra la salute umana, la salute animale e una natura integra e resiliente.

Proprio le città hanno infatti un ruolo fondamentale nel garantire la qualità della vita per le persone, le piante, gli ecosistemi e la natura nel suo complesso.

Devono contribuire ad affrontare le sfide globali della mitigazione e dell’adattamento al cambiamento climatico, al ripristino della natura e della biodiversità, al miglioramento delle funzioni e dei servizi ecosistemici.

Questo Piano si inserisce dunque nell’obiettivo più generale di mettere al centro dello sviluppo della nostra città il benessere delle persone. La possibilità di vivere in ambienti sani, penso alla qualità dell’aria che respiriamo; pensati mettendo al centro le persone con le loro differenti caratteristiche e diversità. Il verde urbano da arredo pubblico, da elemento di abbellimento, diventa una vera e propria strategia di sviluppo della città, mettendo al centro prima di tutto il suo valore sociale e sanitario: il verde ha un impatto enorme sulla salute delle persone, sia fisica che psicologica, ed è quindi uno strumento fondamentale per migliorare la qualità della vita in città.

Senza il protagonismo e la partecipazione delle comunità e delle amministrazioni pubbliche queste sfide e questi obiettivi non possono essere conseguiti.

Ma la scelta politica che andiamo a compiere oggi nasce anche da un’altra riflessione fondamentale: la crisi climatica, come tutte le crisi, non colpisce tutti allo stesso modo. C’è un tema fondamentale di giustizia ambientale e climatica che abbiamo il dovere di affrontare, proprio perché questa crisi riversa i suoi effetti più gravi sui più deboli alimentando ulteriori disuguaglianze e ingiustizie. 

Abbiamo il dovere come Amministrazione di non tirarci indietro e di fare il possibile per garantire una transizione giusta che non lasci indietro nessuno.   

Lo dobbiamo alle persone fragili, che più subiscono gli effetti nefasti ad esempio del caldo estivo, lo dobbiamo alle persone che vivono in condizioni di povertà, e che non hanno mezzi e strumenti per garantirsi una macchina o una caldaia nuova e meno inquinante. Ma lo dobbiamo anche guardate alle persone più giovani, ai bambini e alle bambine, sul cui presente e futuro stiamo riversando gli effetti peggiori e più nefasti delle nostre azioni attuali.

Sappiamo bene essere una sfida complessa, per la quale non esistono soluzioni semplici. 

Anche per questo il Piano non è “semplicemente” un progetto di mantenimento e realizzazione di parchi e giardini o di forestazione urbana, che ovviamente rientrano negli obiettivi, ma è uno strumento di lettura, visione e conseguente pianificazione della città, che pur non potendo avere gli stessi obblighi che hanno altri strumenti di programmazione dei Enti Locali (come ad esempio il Piano Operativo Comunale), deve essere utilizzato dall’amministrazione e dai soggetti privati per progettare e realizzare qualsiasi intervento.

Già all’interno del POC l’amministrazione ha operato delle scelte chiare e coerenti col piano: penso ad esempio all’obbligo di progettare i nuovi parcheggi con un’ombreggiatura data da alberi ed elementi verdi del 70%.

 

Strumenti che ci dicono che questo Piano è prima di tutto un impegno dell’Amministrazione ad uno sviluppo della città integrato, che mette al centro l’impatto ambientale delle opere che andiamo a sviluppare, prediligendo soluzioni basate sulla natura e coniugando sviluppo e sostenibilità ambientale.

Questa è la seconda scelta politica dell’Amministrazione rispetto al valore del Piano: uno strumento per la città e della città e dell’amministrazione tutta. Per questo sono state coinvolte nella sua predisposizione, oltre alla direzione ambiente, le direzioni tecniche del Comune di Firenze: la Direzione Urbanistica, la Direzione Infrastrutture e Mobilità e la Direzione Servizi Tecnici, a cui va fin da ora il mio ringraziamento per la disponibilità e il contributo.

La terza scelta politica è stata quella di assumere un punto di vista scientifico, sia nelle analisi, che negli obiettivi e nelle conseguenti azioni, tale da garantire al piano un approccio quanto più oggettivo e sostenuto da competenze interne ed esterne all’amministrazione. Per questo abbiamo coinvolto, costituendo il “Green team”, i Dipartimenti di Architettura, di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali e di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università di Firenze, il CNR, l’Associazione Vorrei prendere il treno.

Il Piano del Verde e degli spazi aperti si misura anche con la credibilità degli obiettivi e delle azioni. Credibilità vuol dire per l’Amministrazione avere la consapevolezza dell’urgenza di agire per la difesa dell’ambiente e della vita di tutti gli esseri (non solo gli umani quindi) ma allo stesso tempo farlo con le scelte possibili per la nostra città che ha una conformazione urbanistica, paesaggistica, architettonica e ambientale frutto di secoli e di sovrapposizioni di interventi e che è in continua trasformazione. Questo non significa che non si possa e si debba modificare, riparare, ricucire e innovare. Anzi, il Piano intende promuovere esattamente questo.

 

Parliamo quindi di uno strumento che non può avere un tempo di applicazione legato al mandato amministrativo ma che guarda ad un arco temporale molto più lungo. Le linee programmatiche di mandato, che grande spazio hanno dedicato agli obiettivi di sostenibilità, sono sicuramente coerenti con la strategia insita nel Piano ma non lo esauriscono.

C’è un’altra scelta che abbiamo deciso essere alla base di questo strumento di pianificazione: la sua accessibilità e il monitoraggio degli effetti su alcuni indicatori della sua realizzazione. 

Accessibilità perché riteniamo che qualità democratica di una comunità passi anche attraverso la possibilità per tutte e per tutti di poter accedere a strumenti aperti e trasparenti. Il Piano, alla fine dell’iter amministrativo, sarà visibile sul portale del Comune di Firenze e sarà a disposizione di tutte le cittadine e i cittadini ma sarà anche a disposizione delle altre amministrazioni che volessero utilizzarlo. Anche questo è stato frutto di un lavoro sinergico con la direzione Servizi Informativi del Comune.  

Monitoraggio e valutazione: perché gli interventi conseguenti al Piano lo modificheranno rendendolo uno strumento sempre attuale e flessibile. Il monitoraggio degli effetti, partendo da alcuni indicatori condivisi (ad esempio l’aumento di copertura arborea in relazione con la diminuzione della temperatura o lo stoccaggio di CO2 oppure il numero di aree verdi fruibili ad una distanza non superiore ai 300 metri da ogni cittadino), è fondamentale per verificarne l’effettivo raggiungimento degli obiettivi o procedere a modifiche delle azioni qualora gli esiti non fossero adeguati o sufficienti. 

Per entrare nel merito, il Piano del Verde e degli Spazi Aperti si ispira prima di tutto ispirato al principio, ormai consolidato nella letteratura scientifica, del 3-30-300: 3 alberi visibili da ogni finestra; 30% di copertura arborea in città; 300 metri di distanza tra l’area verde più vicina e la propria abitazione.  

In particolare, si compone di due volumi e cinque allegati tecnici. 

Il primo volume si definisce il quadro conoscitivo supportato ed esemplificato anche attraverso 137 tavole che analizzano la città di Firenze da diversi punti di vista e parametri, così come indicato anche dalle linee guida per la gestione del verde urbano. Nei processi di pianificazione territoriale la costruzione del quadro conoscitivo è fondamentale per avere una descrizione critica a selettiva di assetti, sistemi, fenomeni e dinamiche in atto, necessario per la definizione degli obiettivi e delle strategie. Quindi in questo volume troviamo, solo per citarne alcuni, a mero titolo esemplificativo e non esaustivo:

  • il contesto meteo-climatico della città e la sua evoluzione a seguito dei cambiamenti climatici con un focus sugli eventi meteo estremi e la vulnerabilità del territorio comunale e le ondate e isole di calore

  • il sistema del verde e degli spazi aperti, con la definizione per ogni spazio delle tipologie e caratteristiche. Dagli spazi aperti storici sottoposti a vincolo, ai parchi e giardini urbani, agli spazi aperti con funzioni speciali (ad esempio giardini scolastici o cimiteri), agli spazi dell’orticoltura urbana e periurbana, al verde sportivo o parchi di quartiere, alle aree giochi.

  • La copertura arborea attuale con una declinazione sia per quartiere che per singola UTOE (Unità territoriali organiche elementari)

  • In censimento arboreo con la quantità e qualità, sia in termini di specie che di caratteristiche della singola pianta.

  • Gli attuali progetti di cogestione e partecipazione degli spazi 

Partendo dal quadro conoscitivo multilivello della Città di Firenze, dalle caratteristiche ambientali e climatiche agli spazi tutelati, il Piano, nel secondo volume definisce cinque obiettivi strategici: la qualità democratica e partecipativa; la qualità paesaggistica; la forestazione urbana; la qualità economica e amministrativa e la qualità ecologica e funzionale. 

Anche in questo caso mi limito a declinarne alcuni:

  • Gli spazi verdi e aperti come spazi di relazione e di inclusività e benessere psico fisico soprattutto per le fasce di popolazione più fragile

  • Gli spazi verdi e aperti sono beni comuni e quindi necessitano della partecipazione attiva alla loro cura da parte di tutti i cittadini e i city users.

  • La valorizzazione del sistema dei paesaggi di margine, i corridoi biologici le connessioni ecologiche, la valorizzazione degli spazi con valenza culturale, storica e paesaggistica, le aree agricole di prossimità, le greenways cittadine, il fondamentale ruolo delle aree in successione secondaria

  • La forestazione urbana e periurbana per ridurre gli effetti delle ondate di calore, il miglioramento della gestione delle acque in ambiente urbano, la creazione di habitat per piante e animali, il miglioramento della qualità dell’aria e la cattura e stoccaggio di anidride carbonica, oltreché il benessere delle persone

  • La qualità economica e amministrativa da realizzare attraverso la manutenzione adattativa delle aree verdi e criteri di gestione differenziati

  • Criteri di scelta delle specie, riduzione dell’impatto ecologico della manutenzione del verde, mitigazione delle interferenze tra verde, infrastrutture e reti, promozione della biodiversità e contenimento delle specie infestanti (su questo mi permetto di dire che la specie più infestante siamo noi umani), mitigazione dell’inquinamento acustico e atmosferico, qualità ambientale nella realizzazione delle opere pubbliche e private.

Questi obiettivi si traducono in strategie e azioni: 

  • aumentare gli spazi verdi vicino a casa con l’obiettivo di aree verdi fruibili entro i 300 metri da casa, anche con accordi con enti e privati per rendere fruibili al pubblico spazi verdi non di proprietà comunale

  • aumentare la copertura arborea, sapendo che il quadro conoscitivo ci dice che se prendiamo il totale della superficie dell’intera città si supera il 30% di copertura ma già se analizziamo i singoli quartieri notiamo che i Quartieri 1, 4 e 5 non arrivano al 25%. 

  • realizzare e migliorare gli spazi gioco e sportivi

  • aumentare la permeabilità e riflettanza delle pavimentazioni

  • individuare spazi per la salute

  • migliorare la gestione delle acque meteoriche

  • garantire accessibilità e inclusività degli spazi verdi pubblici

  • Promuovere la biodiversità

  • migliorare e potenziare le infrastrutture verdi e blu

L’intreccio tra il quadro conoscitivo e gli obiettivi strategici è fondamentale per stabilire le priorità di intervento e le modalità di realizzazione, sempre con il coinvolgimento attivo di tutte le competenze interne all’amministrazione ma anche dei quartieri e dei portatori di interesse.

Negli allegati tecnici invece troviamo:

  1. l’abaco delle strategie con l’individuazione di alcune soluzioni progettuali per la realizzazione degli obiettivi (ad esempio rain garden, pareti verdi, filari di alberi in strada, sui marciapiedi sulle piste ciclopedonali, piantagioni nei parcheggi o lungo gli stalli di sosta)

  2. gli indicatori di monitoraggio (dal numero di aree verdi fruibili, alle aree permeabili, alle soluzioni basate sulla natura, al controllo della stabilità degli alberi, ecc.,)

  3. i criteri di scelta delle specie e del materiale vegetale per l’ambito urbano e periurbano (differenti specie arboree, arbustive e erbacee in relazione al contesto in cui vengono inserite, le funzioni ecologiche della vegetazione, i requisiti qualitativi di ogni specie, ecc.)

  4. le modalità di gestione del verde (manutenzione ordinaria e straordinaria, la frequenza di intervento, il tipo di operazioni da seguire, la metodologia di indagine di valutazione della stabilità, ecc.)

  5. indicazione della copertura a maturità delle principali specie arboree con indicazione della classe di grandezza e il raggio.

Il Piano del verde e degli spazi aperti del Comune di Firenze è intrinsecamente anche uno strumento di cambiamento culturale nell’approccio politico e tecnico dell’amministrazione e della cittadinanza. Ancora oggi, nonostante sia ampiamente dimostrato che l’investimento sulle infrastrutture verdi e blu ha effetti positivi dal punto di vista ambientale, in termini di miglioramento della qualità dell’aria, riduzione dell’inquinamento acustico, contenimento del consumo di suolo, tenuta dell’assetto idrogeologico, mitigazione climatica e conservazione della biodiversità oltre che dal punto di vista socioculturale e del benessere psico fisico, ci sono molte le resistenze verso questo necessario e urgente cambiamento.

Infine. I ringraziamenti.

Al Dott. Alberto Giuntoli a cui è stato affidato il coordinamento tecnico scientifico per la redazione del Piano, sia per il gruppo di lavoro interno all’amministrazione che nella cura dei rapporti con gli Enti di Ricerca, l’Università, altre Istituzioni ed associazioni coinvolti nella redazione del Piano.

A tutti gli esperti e le esperte che, su base volontaria, hanno contribuito al valore tecnico- scientifico del Piano.

Questo Piano ha richiesto molti mesi di impegno e di lavoro da parte della Direzione Ambiente.  Per questo permettetemi di rivolgere a loro un ringraziamento e un riconoscimento per lo straordinario lavoro alla Direttrice Ing. Ilaria Nasti, alla Dott.ssa Cecilia Cantini, dirigente del Servizio Parchi Giardini e Aree Verdi e a tutti i dirigenti, funzionati, tecnici e amministrativi della Direzione. Che costantemente in questo percorso si sono confrontati con le altre Direzioni e con il Green Team, continuando a svolgere il proprio lavoro quotidiano. Uno straordinario patrimonio di intelligenze, di competenze e di passione. 

D’altra parte, ogni scelta politica degli amministratori non potrebbe realizzarsi senza le competenze, le professionalità, le responsabilità delle lavoratrici e lavoratori pubblici, in questo caso del Comune di Firenze. Lavoratrici e lavoratori che da troppo tempo, in questo Paese non vedono né riconoscimento economico né sociale del loro impegno. 

Le lavoratrici e i lavoratori della Pubblica Amministrazione, a maggior ragione quelli degli Enti più vicini ai cittadini, come i Comuni, non erogano servizi ma garantiscono Diritti. A partire da quelli fondamentali indicati nella nostra Costituzione, tra cui vorrei ricordare l’art. 9 modificato nel 2022 “La Repubblica …tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”. Il Piano del Verde e degli Spazi Aperti vuole, con grande ambizione, realizzare questo diritto fondamentale.

“Iris – progettare la città verde” è il nome che abbiamo scelto per il Piano, chiamando in causa il simbolo della nostra Firenze e la visione progettuale di lungo periodo. 

L’ambizione, infatti, è di accompagnare il cambiamento della città nei prossimi anni. E di farlo insieme”. 

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