Queste le dichiarazioni della capogruppo di AVS – Ecolò Caterina Arciprete
“Penso manchino solo 20 minuti. Ci stiamo avvicinando alla costa, non preoccuparti mamma”. Furono le sue ultime parole.
Maheda Hossaini aveva 16 anni e un sogno: diventare astronauta e lavorare per la NASA. Ma in Afghanistan, essere una giovane donna significava solo il matrimonio come unica via. Maheda decise di fuggire in Europa.
Sajad Barati aveva 23 anni. Era nato in Afghanistan, ma la sua famiglia era fuggita in Iran vent’anni prima per scampare alla guerra. Anche lì, però, la vita per i profughi afgani era dura. Sajad sognava un futuro in Europa e voleva portare con sé la sua famiglia.
Shahida Raza, 28 anni, capitana della nazionale femminile di hockey del Pakistan. Dopo il divorzio dal marito, aveva deciso di lasciare il suo Paese. Il 24 febbraio 2023, aveva chiamato il fratello Ali: “Sto arrivando in Italia”, gli aveva detto.
Come per altre 105 persone, il sogno si infranse di fronte a Cutro.
La strage di Cutro non è stata un incidente imprevedibile. Il naufragio ha rivelato importanti omissioni da parte delle autorità italiane, e è un’ennesima prova delle conseguenze mortali della chiusura delle frontiere. Nonostante le segnalazioni, i soccorsi sono stati ritardati. Dopo di allora, il Governo ha approvato un “decreto Cutro” (DL 20/2023) che usa il nome della strage per limitare ancora di più le operazioni delle organizzazioni umanitarie che operano soccorsi in mare, e che abroga gli articoli del testo unico sull’immigrazione con consentivano il riconoscimento della protezione speciale alle persone che in Italia avevano costruito una vita privata e familiare.
Nell’anno della strage di Cutro, sulla rotta del Mediterraneo centrale sono morte oltre 1.400 persone, circa 2,900 in tutto il Mediterraneo (IOM, 2022). Gli anni successivi sono andati anche peggio: 4,124 hanno perso la vita nel 2023 e altre 3,427 nel 2024 cercando di arrivare via mare in Europa. Dal 2014, sono oltre 31.000 le vittime stimate di queste traversate (IOM, MMP 2014-2024). La rotta del Mediterraneo Centrale tra Libia, Tunisia e Italia rimane la più pericolosa, con oltre 1,600 persone morte lo scorso anno e già almeno 105 dall’inizio del 2025.
In questi giorni, in cui l’Italia, anche Firenze, ricorda quella strage, chiediamo con forza che le istituzioni ascoltino le richieste dei superstiti e delle famiglie delle vittime.
Chiediamo che ogni sforzo sia intrapreso per evitare nuovi naufragi: servono vie sicure e legali di accesso all’Europa. Chiediamo che le ONG impegnate nel soccorso in mare non solo non vengano ostacolate, ma che ne venga riconosciuto il ruolo essenziale.
I governi hanno investito solo in politiche di deterrenza, ma le minacce di detenzione non sono un deterrente efficace per chi cerca una vita migliore: al contrario lasciano chi fugge da guerre, persecuzioni e povertà nelle mani dei trafficanti.
Se le vittime di Cutro avessero potuto ottenere entrare in Europa con un visto, non avrebbero rischiato la vita.
L’indagine in corso stabilirà le catene dei responsabili, ma una cosa la sappiamo: quelle persone potevano essere salvate”. (s.spa.)