Caterina Arciprete (Capogruppo AVS – Ecolò): “Ricordando Beppe Matulli”

Queste le dichiarazioni della capogruppo di Alleanza Verdi Sinistra – Ecolò Caterina Arciprete

 

“Domani sarà un anno dalla scomparsa di Beppe Matulli, e mi fa piacere ricordarlo in questa sede. Non ripercorrerò il ruolo fondamentale che ha avuto in questa città, perché altri lo hanno fatto e lo faranno meglio di me. Preferisco ricordarlo attraverso una testimonianza personale, che credo possa restituire il senso dell’uomo che è stato, anche per quel lato meno conosciuto.

Era il 2011. Io, insieme ad alcuni amici – Vieri Calogero e Marco Tognetti – successivamente tanti altri - studiavo Economia dello Sviluppo all’università. Un giorno, tramite alcuni studenti di un’associazione studentesca, veniamo contattati da Beppe Matulli.

La nostra reazione credo sia stata: perché ci cerca?

Beppe ci dà appuntamento in un bar dell’Università di Novoli. Si presenta, ci racconta di un’associazione chiamata Lavoro Nuovo, nata per comprendere dove stava andando il mondo del lavoro e come cogliere le opportunità che i cambiamenti in corso avrebbero potuto offrire. L’idea era quella di creare un terreno di collaborazione tra mondi diversi: sindacati, associazioni di categoria, studenti, giovani lavoratori, imprenditori, ma anche l’università. Beppe aveva relazioni ovunque, in tutti questi mondi, e le metteva generosamente in condivisione.

Poi ci chiede cosa ne pensiamo.

Quelli erano anni – forse non così diversi da oggi – in cui il lavoro veniva quasi sempre raccontato in termini di conflitto: giovani contro pensionati, precari contro lavoratori a tempo indeterminato, chi era dentro il sistema produttivo contro chi ne restava escluso. Ma erano anche anni in cui, nell’ombra della crisi, emergevano storie di persone che, proprio da quella crisi, avevano tratto l’occasione per rimettere in discussione i vecchi paradigmi e reinventare qualcosa di nuovo. Era appena nato Airbnb che, ben lontano dalle distorsioni di oggi, rappresentava un grande esempio di economia collaborativa.

Ne parliamo, e Beppe ci ascolta con quello sguardo profondo e gentile.

Sapeva bene che, se non governate, certe dinamiche avrebbero generato disuguaglianze e che, nel mercato del lavoro, questo significava lavoro senza diritti. Credeva che per uscire dalla trappola del lavoro povero fosse necessario superare la logica dell’individualismo. Lo preoccupava l’atomizzazione della società, lui che aveva una visione a rete della società.

Era un uomo di un’altra generazione rispetto alla nostra, eppure il suo sguardo era rivolto al futuro, senza cedimenti alla nostalgia.

Di lui ricordo – ricordiamo – la sua gentilezza, il suo interesse autentico per ciò che dicevamo, la sua intelligenza. E anche i suoi deliziosi pranzi.

La sua eredità è presente nella mia vita e nella vita di tanti e di tante”. (s.spa.)

Scroll to top of the page