“Il dibattito sulla cittadinanza è ormai infervorato da tempo, volutamente e consapevolmente polarizzato da una sinistra che antepone la forma alla sostanza, prediligendo la via autoreferenziale delle fughe in avanti e delle bandierine ideologiche e finendo, come talvolta accade, esclusivamente per esacerbare gli animi.
Tutto nasce da un’impostazione ideologica fondativa evidentemente divergente rispetto alla valenza politica e sociale da attribuirsi al concetto di “cittadinanza”, che nella nostra peculiare visione sottende un humus di usi e costumi condiviso, radicato e consolidato nel tempo. Proprio per questo, quale retroterra valoriale, non può, per sua stessa natura, identificarsi in una monade asettica e imperscrutabile a chi, seppur privo di un materiale legame consanguineo, vuole coscienziosamente esserne parte. Sostenere il contrario significa considerare il nostro paese alla stregua di una casata regnante. In parole povere: affermare una sciocchezza.
Italiani si nasce, ma si può anche diventare, dopo un percorso formativo, educativo e sociale che conduca l’individuo a riconoscersi autonomamente in quel complesso sostrato culturale che oggi identifica in maniera univoca la nostra splendida nazione, la nostra amata Italia. Del resto, è ciò che avviene da sempre e l’iniziativa intrapresa dal governo di limitare le richieste di cittadinanza per ius sanguinis di discendenti da sempre residenti all’estero per rafforzare il legame con l’Italia - ed evitare così il rischio di abietti fenomeni di commercializzazione - si inserisce appieno nel solco già tracciato”.
Lo dichiarano il consigliere di Fratelli d’Italia Matteo Chelli insieme alla capogruppo Angela Sirello
(fdr)