Queste le dichiarazioni del capogruppo del Partito Democratico Luca Milani
“Con il Trattato di Pace del 10 Febbraio 1947, con cui si stabilì che l’Italia dovesse pagare la sua parte di responsabilità della guerra, voluta dal regime fascista alleato a quello nazista, gran parte della Venezia Giulia, Istria, Fiume, Zara, Isole di Cherso e Lussino furono cedute alla Jugoslavia di Tito.
Il conto finale fu pagato però con la vita ed i beni degli istriani, fiumani, dalmati, costretti ad un esodo biblico con pressioni e persecuzioni di ogni tipo, gettati ancora vivi nelle foibe e persino con una strage, sulla spiaggia di Vergarolla a Pola, a guerra finita, in tempo di pace; come abbiamo sentito l’anno passato, ospitando la presentazione di un libro che racconta la storia personale che si intreccia con questa strage. La più grande strage perpetrata in Italia con oltre 100 vittime, di cui moltissimi bambini.
Per poter guardare serenamente avanti sarebbe urgente e necessario avere il coraggio di fare i conti con il nostro passato, ma ciò significa anche avere la volontà che simili atrocità non si ripetano: abbiamo impresse nella memoria le immagini nel 2010 del concerto a Trieste con la presenza dei tre Presidenti di Italia, Croazia, Slovenia poi, nel 2014, a Redipuglia la presenza del Capo dello Stato Sloveno e Croato, infine nel 2020 il Presidente della Repubblica alla Foiba di Basovizza mano nella mano con il Presidente Sloveno… ma oltre al valore simbolico di tali immagini, dobbiamo avere la speranza che a ciò segua la concretezza dei fatti.
Quali risposte possiamo dare, quali potrebbero essere le prospettive per una riconciliazione vera, operosa, prosperosa capace di produrre pace, serenità, progresso, qualità della vita e riconciliazione?
Dal mio punto di vista la strada è chiara ed in parte già percorsa, l’Unione Europea e la sua sempre più concreta integrazione. Lo stiamo già sperimentando con questi 70 anni di pace, un periodo
così lungo di assenza di conflitto tra le Nazioni europee non è cosa da poco; e poi il trattato di Schengen che ha abolito i confini tra le Nazioni è stato un passo fondamentale per cimentare e sperimentare la concretezza dell’Unione.
Lo abbiamo visto il 1 gennaio 2023 con l’adesione della Croazia al trattato e con l’adozione della moneta unica. Le immagini di festa e gioia giunte la sera del nuovo anno sono la dimostrazione che la strada giusta è stata intrapresa.
Purtroppo appena due anni dopo, assistiamo già ad una sospensione della libera circolazione di persone e merci. Al momento sono in tutto ben 9 i Paesi che hanno sospeso Schengen su (Olanda, Norvegia, Austria, Germania, Francia, Italia, Svezia, Slovenia e Danimarca.
Questi paesi hanno affermato che ci sarebbero rischi per la sicurezza associati alla migrazione irregolare che aumentano le gravi minacce all’ordine pubblico e alla sicurezza poste dalla già tesa situazione di accoglienza dei rifugiati.
Molto più probabile è però che la scelta sia dettata da motivi politici, per dimostrare di essere pronti ad adottare una linea dura sui migranti, piuttosto che legate a reali minacce.
Il Presidente Mattarella, ha più volte invitato gli Stati membri a proseguire sulla strada dell’unione anche a mio modesto giudizio non c’è altra strada che una progressiva integrazione europea, una cessione di sovranità, come definisce anche la nostra Costituzione, in favore di organismi sovranazionali per giungere ad un sogno partito a Ventotene, riportato nel 2019 dal Presidente Sassoli a Firenze, che indicava l’integrazione europea come un cantiere, alla fine del quale, quello che rimarrà dal processo di integrazione, saranno le città, con le loro popolazioni le loro peculiarità, la loro storia, le loro tradizioni… e se alla fine realizzeremo questo processo le città di Pola, Fiume, Spalato, Zara, Nuova Gorica, Trieste, Gorizia, Udine e tutte le altre saranno finalmente e idealmente in un unico Paese riconciliato ed in pace”. (s.spa.)