Luca Milani (Capogruppo PD): “Riforma della giustizia – In difesa della Costituzione”

Queste le dichiarazioni del capogruppo PD Luca Milani

“I magistrati italiani giovedì scorso, hanno indetto uno sciopero nazionale per protestare contro la proposta di riforma della giustizia avanzata dal governo Meloni che prevede, tra le altre misure, la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. L’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) ha organizzato manifestazioni e assemblee pubbliche in 29 città, coinvolgendo esponenti del mondo accademico, forense e culturale, oltre a numerosi cittadini. I magistrati hanno manifestato indossando toghe con coccarde tricolori e tenendo in mano copie della Costituzione, per sottolineare la difesa dei principi costituzionali. L’adesione allo sciopero è stata significativa, con una partecipazione che ha sfiorato l'80% su scala nazionale. L’ANM ha sottolineato che la protesta non rappresenta la difesa di una corporazione, ma è volta a tutelare l'indipendenza della magistratura e i valori costituzionali. Il presidente dell’ANM, Cesare Parodi, ha dichiarato: “Noi non difendiamo nessun privilegio, ma vogliamo spiegare ai cittadini perché questa riforma è stata voluta”. Personalità come il magistrato Nino Di Matteo hanno espresso timori che le riforme proposte possano creare “una sorta di scudo di protezione per i potenti” e portare a una “giustizia quasi di tipo classista”. Di Matteo ha sottolineato come alcune delle riforme attuali sembrino allinearsi con le proposte storiche della P2, sollevando interrogativi sulla direzione delle modifiche legislative in corso. È sconcertante la superficialità con la quale esponenti del Governo e della maggioranza hanno commentato lo sciopero a partire dell’Onorevole Gasparri che ha dichiarato: “Certo non cambieremo idea per questo sciopero politico e sostanzialmente eversivo”. Non è uno sciopero politico; la politica non c’entra e lo dimostra la grande adesione... il tentativo è quello di mettere in cattiva luce, un elemento determinante del nostro ordinamento democratico. Il Governo continua a ripetere che la riforma non è concepita contro i magistrati ma nell’interesse dei cittadini. Se fosse vero le cose da fare sarebbero altre:

Semplificazione delle procedure per evitare lungaggini burocratiche.

Investimenti in personale e infrastrutture, aumentando il numero di magistrati, cancellieri e amministrativi.

Potenziamento del processo telematico per ridurre i tempi e facilitare l’accesso ai documenti.

Filtri per le impugnazioni, limitando i ricorsi pretestuosi in Cassazione.

Esecuzione più rapida delle condanne, evitando che i processi finiscano in prescrizione. Potenziamento delle misure alternative al carcere, per ridurre il sovraffollamento e rendere più efficace il reinserimento dei detenuti.

Più risorse alla polizia giudiziaria per garantire indagini rapide e accurate.

Più risorse alla polizia penitenziaria e agli istituti di pena per garantire i principi costituzionali dei reclusi e per garantire il loro recupero nella società.

Riduzione dei costi della giustizia, abbassando le spese processuali e ampliando il patrocinio gratuito per chi ha redditi bassi.

Miglioramento della giustizia di prossimità, con tribunali più vicini ai cittadini e meno accentramento nei grandi centri.

Uso delle nuove tecnologie per digitalizzare tutti i fascicoli. Se non è in corso una lotta tra poteri dello Stato partiamo dalle reali necessità e dimostriamo un vero cambiamento”. (s.spa.)

Scroll to top of the page