“Felici per l’accoglimento degli emendamenti su accessibilità, biodiversità e apicoltura. Le ragioni del nostro voto a favore e delle nostre perplessità”
Queste le dichiarazioni della capogruppo di Firenze Democratica, Cecilia Del Re:
“Abbiamo votato a favore del Piano del Verde perché, da sempre, abbiamo fortemente voluto questo strumento, di cui la nostra Città non era ancora dotata, per rafforzare l’azione di Firenze nella lotta al cambiamento climatico; nello scorso mandato, insieme all’allora presidente della Commissione Ambiente, Leonardo Calistri, agronomo, ci siamo impegnati per inserire questo obiettivo nella programmazione dell’Ente, per avviare poi il lavoro, dotarlo di basi scientifiche solide grazie agli accordi di ricerca con l’Università di Firenze, il CNR e altri tecnici interessati, e basarlo sulla partecipazione dei cittadini e dei Quartieri.
Possiamo, quindi, dirci soddisfatti che Firenze abbia, finalmente, per la prima volta un Piano del Verde e degli spazi aperti, e ringraziamo tutti i tecnici coinvolti per il lavoro fatto: è per il loro lavoro (che non è stato semplice da portare avanti con una pandemia di mezzo e per i diversi avvicendamenti politici) e per l’impegno politico che Firenze si prende con l’approvazione di questo atto che abbiamo votato a favore nel consiglio comunale di ieri.
Ci dispiace, però, che in questo Piano alcuni obiettivi e visioni strategiche legate al ruolo delle infrastrutture verdi e blu risultino carenti, e ci auguriamo che in futuro queste mancanze possano essere colmate, proseguendo un lavoro che si è concluso in grave ritardo, poiché questo Piano doveva essere approvato contestualmente al Piano Strutturale e al Piano Operativo. Di questo disallineamento nei tempi si risente purtroppo notevolmente anche nei contenuti del testo: è, infatti, un Piano del Verde che non pare essere “figlio” di quegli strumenti (e neppure di altri strumenti quali il Piano di Gestione Unesco o il Piano per la mobilità sostenibile), ma un “collage” di studi, ricognizioni e buone pratiche che mancano quindi di una visione d’insieme. E queste carenze non possono essere imputate alla parte tecnica, perché le visioni e gli obiettivi da raggiungere spettano alla parte politica.
Come gruppo (perché è il frutto del lavoro di più persone!) ci siamo impegnati a presentare una serie di emendamenti: segno di rispetto non solo per l’azione amministrativa, ma anche di premura verso questo tema. Con proposte che hanno ricevuto tutte parere tecnico positivo. Rispetto che è invece mancato, purtroppo, da parte della Giunta, che nella sua replica ha mostrato insofferenza per le osservazioni che avevamo condiviso con spirito costruttivo per migliorarne il testo, senza peraltro rispondere mai nel merito alle proposte che avevamo svolto.
A nostro avviso, l’adozione del modello della “città spugna” – su cui tanto Firenze Democratica si è spesa in campagna elettorale - era ciò che avrebbe dovuto ispirare il Piano: perché questo riferimento – adottato da altre città europee ed italiane - davvero risponde a quel ruolo del verde in chiave ecologica necessario per la salvaguardia del nostro ambiente nella mitigazione del clima e nel contenimento del rischio idraulico di fronte ad allagamenti, bombe d’acqua e altri eventi atmosferici che hanno causato sempre più spesso negli ultimi anni anche a Firenze e area metropolitana gravissimi danni. Se, ad esempio, Firenze non si attrezza ora per un piano tecnico strutturato integrato di drenaggio urbano sostenibile, quando? “Iris” è il nome che è stato dato al Piano del Verde, e questo riflette l’importanza data agli aspetti paesaggistici, che senz’altro apprezziamo, ma che non sono questi sufficienti per rafforzare l’efficacia di questo strumento nella lotta ai cambiamenti climatici.
Siamo felici che gli emendamenti legati al tema dell’accessibilità degli spazi pubblici, compresi gli spazi verdi, e quelli sulla biodiversità e apicoltura siano stati approvati dal consiglio comunale all’unanimità. Per l’accessibilità, abbiamo chiesto di inserire il riferimento nel Piano del Verde a quella importante ricerca portata avanti dal Dipartimento del DIDA per redigere il Piano per l’Accessibilità della città di Firenze; per le api, abbiamo chiesto di inserire i riferimenti al protocollo con Arpat, l’associazione degli apicoltori, per una cura del verde libera da fitofarmaci e biocidi e per la coltivazione di piante nettarifere.
Infine, una nota anche sul metodo: all’esame del testo sono state dedicate solo 2 commissioni consiliari, e l’atto è stato assegnato solo alla Direzione Ambiente, senza preventivamente audire coloro che quel testo dovrebbero seguire nella loro quotidianità (“dovrebbero” perché non è cogente): anche nell’approccio, siamo dunque ben lontani da una visione olistica del tema e da un cambiamento culturale anche dell’amministrazione su tematiche che richiedono trasversalmente l’impegno di tutti”. (fdr)